martedì 6 maggio 2014


La Geoetica propone un nuova visione 
per migliorare le attività petrolifere

L’industria del petrolio e del gas deve continuare a considerare 
le implicazioni etiche, sociali e culturali della ricerca geologica


Traduzione dalla lingua inglese di un articolo di MJ Selle su un'intervista a Silvia Peppoloni, IAPG Secretary General e responsabile della Sezione di Geoetica e cultura geologica della Società Geologica Italiana. L'articolo è stato pubblicato sul giornale ufficiale dell'Offshore Technology Congress 2014, in svolgimento a Houston (Texas, USA).


Un nuovo modo di intendere e praticare le geoscienze con l'aiuto della geoetica è stato il tema della "Ethics breakfast" di lunedì 5 maggio alle 7,30, durante l’Offshore Technology Conference 2014. Si tratta della prima presentazione dei principi della geoetica in un importante convegno su petrolio e gas. Inizialmente era in programma quale relatore la Dott.ssa Silvia Peppoloni, Segretario Generale dell'Associazione Internazionale per la Promozione della Geoetica (IAPG) e ricercatrice presso l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Per motivi di programmazione, è stata sostituita dal Dott. Salvatore Barba, primo ricercatore presso l'INGV e membro della IAPG. Tuttavia, in un'intervista dello scorso aprile, la Dott.ssa Peppoloni aveva già esposto alcune considerazioni sull'importanza della geoetica in riferimento all'industria petrolifera e del gas. La geoetica si occupa delle implicazioni etiche, sociali e culturali della ricerca e della pratica geologica, rappresentando un punto di intersezione tra le geoscienze, la sociologia e la filosofia.
"L'interesse per i temi della geoetica sta crescendo" ha detto la Dott.ssa Peppoloni. "Naturalmente, gli specifici problemi di ogni paese, le diverse condizioni economiche e sociali e i differenti contesti culturali possono influenzare gli aspetti più specifici su cui la comunità scientifica e la società di volta in volta pongono la loro attenzione".
A titolo di esempio, la dottoressa ha fatto riferimento al dibattito in corso in India e in diversi paesi africani sullo sfruttamento delle georisorse e sulle relative conseguenze in termini di sostenibilità. Ha parlato della grande attenzione rivolta negli Stati Uniti alla promozione dell'insegnamento della geoetica ai giovani geologi, nelle università. Inoltre, ha sottolineato l'importanza della discussione etica in Italia riguardante la mitigazione dei rischi naturali, la comunicazione e la geo-educazione sui rischi alla popolazione.
La Dott.ssa Peppoloni ha parlato della necessità che l'industria del petrolio e del gas ponga alla base delle proprie attività una nuova consapevolezza: "Le attività offshore sono necessarie ma hanno un forte impatto sull'ambiente e sulla società"- ha detto - "e l'uso di queste tecnologie produce un enorme disturbo sull'ambiente marino, con conseguenti cambiamenti fisici, chimici e biologici, le cui ripercussioni non sono facilmente prevedibili". Ha proseguito evidenziando che l'equilibrio dell'ambiente marino è estremamente delicato e che da esso dipendono gli ecosistemi degli oceani. "Questo non significa che dobbiamo smettere qualsiasi tipo di attività marina – ha aggiunto - ma che il loro impatto deve essere attentamente considerato, destinando adeguati investimenti economici allo studio della sua mitigazione".
La Dott.ssa. Peppoloni ritiene che l'industria dovrebbe lavorare ancor di più per migliorare le tecnologie volte alla protezione dell'ambiente. "Le industrie petrolifere e del gas non possono ignorare questi problemi, perché i costi per riparare i danni ambientali e per far fronte alle emergenze potrebbero diventare enormi" - ha detto.
Ha inoltre suggerito che le strategie operative debbano essere adeguatamente valutate e sviluppate attraverso un approccio multidisciplinare. "La geoetica offre una visione su cui basare la scelta delle più opportune azioni che coinvolgono la geosfera" - ha detto la Dott.ssa. Peppoloni e ha aggiunto: "Un mondo sostenibile può essere economicamente vantaggioso per l’intera società. Questa potrebbe sembrare un'utopia, ma noi oggi siamo di fronte a un cambiamento di valori epocale e abbiamo bisogno anche di utopie".
Un segnale incoraggiante - prosegue la Dott.ssa Peppoloni - è l'inclusione di comitati etici in grandi progetti di ricerca internazionali. "Il loro compito è quello di valutare l'impatto delle attività sull'ambiente e garantire che durante tutte le fasi di sviluppo del progetto vengano elaborate metodologie e strategie che operino nel rispetto dell'ambiente". 
La Dott.ssa. Peppoloni spera che la presentazione della geoetica all’OTC 2014 trasferisca ai partecipanti un nuovo modo di intendere le geoscienze, quali strumenti da utilizzare per una saggia e prudente gestione del pianeta. "Le geoscienze non sono solo un insieme di informazioni scientifiche utili, ma rappresentano anche una risorsa culturale capace di influenzare il nostro futuro", ha detto. "Se si considerano gli attuali e complessi problemi globali, come il cambiamento climatico, la ricerca di nuove fonti di energia o la necessità di un approccio sostenibile nei confronti dell’ambiente, risulta evidente come una prospettiva etica nelle geoscienze possa essere molto utile in questa direzione". Avendo la geoetica come quadro di riferimento, la Dott.ssa. Peppoloni ritiene che l'industria possa garantire azioni più rispettose verso l'ambiente e la società. "La globalizzazione è un dato di fatto" - ha detto – "ed è una contraddizione da un lato sentirci immersi in un mondo globalizzato e, dall'altro, allo stesso tempo pretendere di agire solo per i propri interessi, anche se legittimi, senza tener conto delle interrelazioni tra noi e il mondo in cui viviamo. Le scienze della Terra ci insegnano che queste relazioni operano su scala globale e molto di ciò che possiamo fare è nelle nostre mani. La geoetica ci può guidare verso un nuovo modello di sviluppo".

Articolo originale in lingua inglese (vedi pagina 20):